Analisi retrospettiva di casi di componente monoclonale e loro caratterizzazione immunologica riscontrati presso l’HUB del U.O.C Laboratorio analisi – P.O. “A. Cardarelli” di Campobasso
Introduzione
Le gammopatie monoclonali sono caratterizzate dalla produzione di una singola immunoglobulina, o di una sua porzione, da parte di un clone di plasmacellule o linfociti B. Questa proteina, definita componente monoclonale (CM), può essere rilevata nel siero o nelle urine (1). La presenza di una CM può rappresentare un segnale iniziale di patologie ematologiche, tra cui il mieloma multiplo, la macroglobulinemia di Waldenström e altre malattie linfoproliferative, ma può anche essere associata a condizioni asintomatiche come la gammopatia monoclonale di incerto significato (MGUS) (2). In molti casi, la componente monoclonale viene individuata in modo occasionale nel corso di esami di laboratorio di routine, eseguiti per motivazioni non necessariamente correlate a un sospetto ematologico (2,3). Nel percorso diagnostico, il laboratorio riveste un ruolo centrale nell’individuazione dei pazienti con sospetta gammopatia monoclonale attraverso l’impiego di metodiche quali l’immunofissazione sierica, che consente di confermare la presenza della CM e di definirne la tipologia immunologica (1,3).
Scopo del presente lavoro è stato quello di valutare, attraverso uno studio retrospettivo, i risultati dell’immunofissazione sierica eseguita presso l’HUB dell’U.O.C. Laboratorio Analisi del P.O. “A. Cardarelli” di Campobasso, evidenziando l’importanza del laboratorio nell’individuazione dei pazienti con sospetta gammopatia monoclonale e nel supporto al percorso diagnostico delle patologie ematologiche sul territorio.
Materiali e Metodi
Lo studio è retrospettivo, osservazionale e descrittivo ed è stato condotto sui pazienti per i quali è stata richiesta l’immunofissazione sierica presso l’HUB dell’U.O.C. Laboratorio Analisi del P.O. “A. Cardarelli” di Campobasso nel periodo compreso tra gennaio 2020 e luglio 2025.
Per ciascun paziente è stato considerato esclusivamente il primo riscontro disponibile nel periodo di riferimento, al fine di evitare duplicazioni legate a controlli ripetuti nel tempo. Nei casi in cui nello stesso paziente fossero presenti più componenti monoclonali, il soggetto è stato comunque considerato una sola volta ai fini dell’analisi. Sono state prese in considerazione l’età al momento dell’esame, la data di esecuzione e l’esito dell’immunofissazione (presenza o assenza di CM). Nei casi positivi è stata inoltre registrata la tipologia della componente monoclonale, definita in base alla classe dell’immunoglobulina e al tipo di catena leggera.
Sono state escluse dall’analisi le immunofissazioni con esito non eseguibile per motivi pre-analitici, quali campione non idoneo, campione non pervenuto o campione emolizzato ed i casi in cui era presente esclusivamente una catena pesante o esclusivamente catena leggera, poiché non rientravano nei criteri di classificazione adottati in questo studio, basati sull’associazione tra classe dell’immunoglobulina e tipo di catena leggera. I dati sono stati estratti dal sistema informatico di laboratorio, anonimizzati e analizzati in forma aggregata.
Risultati
Nel periodo compreso tra gennaio 2020 e luglio 2025 sono stati inclusi nello studio 2190 pazienti sottoposti ad immunofissazione sierica. La presenza di una componente monoclonale è stata riscontrata in 1436 pazienti (65,6%), mentre 754 pazienti (34,4%) sono risultati negativi (Figura 1).
Per quanto riguarda la caratterizzazione immunologica delle componenti monoclonali, l’analisi delle catene leggere, limitata ai casi con caratterizzazione completa, ha evidenziato una prevalenza delle catene kappa (κ), riscontrate in 862 casi (59,4%), rispetto alle catene lambda (λ), presenti in 590 casi (40,6%) (Figura 2).
Considerando l’associazione tra classe dell’immunoglobulina e tipo di catena leggera, è emersa una netta prevalenza delle componenti IgG, in particolare IgG-κ (679 casi) e IgG-λ (466 casi). Le componenti IgM e IgA sono risultate meno frequenti, con 117 casi IgM-κ, 57 casi IgM-λ, 75 casi IgA-κ e 69 casi IgA-λ (Figura 3).
Nei casi positivi, l’analisi delle catene leggere è stata effettuata considerando tutte le componenti monoclonali complete identificate, includendo anche i pazienti con presenza di più componenti monoclonali.

Conclusioni
L’analisi retrospettiva condotta ha evidenziato una significativa percentuale di pazienti nei quali è stata identificata una componente monoclonale, confermando l’importanza dell’immunofissazione sierica nel percorso diagnostico delle gammopatie monoclonali. La prevalenza delle componenti di classe IgG e delle catene leggere di tipo kappa osservata nello studio risulta coerente con quanto riportato in letteratura per le forme più frequentemente riscontrate (4). I risultati ottenuti sottolineano inoltre il ruolo centrale del laboratorio nell’individuazione dei pazienti con sospetta patologia ematologica, attraverso una caratterizzazione immunologica iniziale utile a orientare l’inquadramento diagnostico e il successivo follow-up.
Bibliografia
1. Ruggeri M, Bottan F, Chiarugi P, Lenci G, Lucchetti A, Maida C, Olivieri L, Panichi M. Linee guida per la diagnostica e il monitoraggio delle gammopatie monoclonali. Rivista di Medicina di Laboratorio-Journal of Laboratory Medicine (Riv Med Lab-JLM).2001;2(Suppl 1):68-71.
2. Merlini G, Palladini G. Monoclonal gammopathies of clinical significance. Haematologica. 2012;97(4):513–515.
3. Kyle RA, Rajkumar SV. Monoclonal gammopathy of undetermined significance. Blood. 2006;108(10):3387–3392.
4. Dispenzieri A, Kyle RA. Immunoglobulin light chain amyloidosis and related plasma cell disorders. Haematologica. 2005;90(8):1125–1133.
Analisi molecolare in RQ-PCR del gene BCR/ABL1 nella diagnosi e nel monitoraggio della Leucemia Mieloide Cronica (luglio 2025 – dicembre 2025)
Introduzione
La leucemia mieloide cronica (LMC) è una patologia ematologica caratterizzata dalla presenza di una specifica alterazione genetica, il gene di fusione BCR-ABL1, che rappresenta il principale bersaglio delle terapie attualmente disponibili (1). Il trattamento della LMC si basa sull’impiego degli inibitori delle tirosin chinasi (TKI), farmaci che consentono nella maggior parte dei pazienti di ottenere un controllo efficace e duraturo della malattia (2,3).
L’efficacia della terapia viene valutata attraverso il monitoraggio molecolare, che consente di misurare la quantità residua di malattia nel sangue mediante la quantificazione del trascritto BCR-ABL1 (1). Il raggiungimento di una risposta molecolare maggiore (MMR) e, successivamente, di una risposta molecolare profonda (DMR) rappresenta un obiettivo centrale del percorso terapeutico (3,4).
Negli ultimi anni, per una quota selezionata di pazienti che mantengono una risposta molecolare profonda stabile nel tempo, si è aperta la possibilità di interrompere la terapia con TKI in un percorso definito remissione senza trattamento (treatment-free remission, TFR) (4,5). Questo approccio, che può offrire benefici rilevanti in termini di qualità di vita, richiede tuttavia un monitoraggio molecolare particolarmente rigoroso e ravvicinato, soprattutto nei primi mesi successivi all’interruzione della terapia, al fine di garantire la sicurezza del paziente (5).
La progressiva diffusione dei percorsi di TFR ha determinato un aumento significativo della richiesta di monitoraggi molecolari ravvicinati, rendendo cruciale la tempestività e l’affidabilità della refertazione (4,5). In questo contesto, il laboratorio di Biologia Molecolare assume un ruolo centrale nel supporto al percorso clinico dei pazienti affetti da LMC, contribuendo in modo determinante alle decisioni terapeutiche dell’équipe ematologica (1,6).
Attività di monitoraggio molecolare nella LMC
Il monitoraggio molecolare mediante real-time quantitative PCR (RQ-PCR) del trascritto BCR-ABL1 rappresenta lo strumento di riferimento per valutare l’andamento della risposta al trattamento, individuare precocemente eventuali perdite di risposta molecolare e consentire una rapida ripresa della terapia, qualora necessario (1,3). Ritardi o difficoltà nella gestione di tali analisi possono avere un impatto significativo sia dal punto di vista clinico sia sul piano psicologico per i pazienti inseriti in percorsi di TFR (5).
Attività del progetto
Alla luce di queste esigenze, è emersa la necessità di potenziare l’attività di diagnostica molecolare dedicata alla LMC al fine di garantire continuità, accuratezza e tempestività delle analisi. Il progetto, attualmente in corso, nei primi mesi di attività si è incentrato sul rafforzamento dell’organizzazione del flusso di lavoro laboratoristico relativo al monitoraggio molecolare dei pazienti affetti da LMC, supportando in modo continuativo l’esecuzione delle analisi molecolari in RQ-PCR del gene BCR-ABL1 e favorendo una gestione più efficiente delle richieste di esame (1,6).
Prospettive future
Il progetto proseguirà con l’obiettivo di consolidare e ampliare le attività di diagnostica molecolare dedicate alla LMC. In particolare, l’evoluzione delle strategie terapeutiche rende sempre più importante affiancare al monitoraggio molecolare quantitativo un approccio mirato alla caratterizzazione delle mutazioni del gene BCR-ABL1, utile a identificare precocemente eventuali meccanismi di resistenza alla terapia con TKI (2,3,5). In questo ambito, l’introduzione della ricerca della mutazione T315I rappresenta una prospettiva rilevante, in quanto tale alterazione conferisce resistenza alla maggior parte dei TKI di prima e seconda generazione e orienta la scelta terapeutica verso inibitori di terza generazione, come il ponatinib (2,3,5).
Conclusioni
Nel complesso, il progetto in corso si inserisce in un contesto di crescente attenzione alla qualità e alla sicurezza del monitoraggio molecolare nei pazienti affetti da leucemia mieloide cronica. Il potenziamento dell’attività di diagnostica molecolare rappresenta un elemento essenziale per supportare in modo efficace il percorso clinico-terapeutico, in particolare nei pazienti inseriti in programmi di remissione senza trattamento (4,5). La prosecuzione del progetto consentirà di consolidare le attività avviate e di integrare progressivamente le innovazioni diagnostiche, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente l’assistenza e la qualità di vita dei pazienti.
Bibliografia
1. Baccarani M, Deininger MW, Rosti G, et al. European LeukemiaNet recommendations for the management of chronic myeloid leukemia. Blood. 2013;122:872–884.
2. Hochhaus A, Larson RA, Guilhot F, et al. Long-term outcomes of imatinib treatment for chronic myeloid leukemia. Leukemia. 2017;31:2398–2406.
3. Hughes TP, Ross DM. Moving treatment-free remission into mainstream clinical practice in CML. Blood. 2016;128(1):17–23.
4. Mahon FX, Rea D, Guilhot J, et al. Discontinuation of imatinib in patients with chronic myeloid leukemia who have maintained complete molecular remission. Lancet Oncology. 2010;11:1029–1035.
5. Saussele S, Richter J, Hochhaus A, Mahon FX. The concept of treatment-free remission in chronic myeloid leukemia. Leukemia. 2016;30:1638–1647.
6. Cross NCP, White HE, Colomer D, et al. Laboratory recommendations for scoring deep molecular responses in chronic myeloid leukemia. Leukemia. 2015;29:999–1003.
TIPIZZAZIONE ERITROCITARIA ESTESA AI FINI DELLA CREAZIONE DI UNA BANCA DI EMOCOMPONENTI DI GRUPPI RARI NELLA REGIONE MOLISE
La principale sfida dei centri trasfusionali è l’attribuzione corretta delle sacche di sangue ai pazienti. La tipizzazione estesa consente di scegliere in modo più preciso le unità di emazie, riducendo così il rischio di reazioni trasfusionali avverse. Il progetto di collaborazione tra il Centro Trasfusionale dell’Ospedale Cardarelli di Campobasso e l’AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie, Linfomi e Mieloma) sulla tipizzazione estesa e l’identificazione di gruppi sanguigni rari nella Regione Molise ha rappresentato un’iniziativa importante per migliorare la qualità e la sicurezza delle trasfusioni.
Obiettivi
L’obiettivo principale del progetto è stato quello di disporre di sacche di sangue tipizzate estese, fondamentali per garantire trasfusioni sicure e compatibili, in particolare per pazienti politrasfusi, come i talassemici, gli oncologici e coloro che soffrono di malattie ematologiche. La disponibilità di sacche tipizzate estese riduce il rischio di reazioni trasfusionali e migliora l’efficacia del trattamento. Il progetto ha permesso, inoltre, di identificare e selezionare sacche di sangue prive di antigeni specifici che potrebbero scatenare reazioni avverse nei pazienti con anticorpi contro tali antigeni. Inoltre, la disponibilità di sacche tipizzate estese ha consentito l’invio ad altri centri, garantendo che i pazienti con esigenze particolari ricevessero il sangue più adatto. Un ulteriore risultato importante è stata la creazione e il mantenimento di un inventario di sacche di sangue con fenotipi rari, pronte per essere utilizzate in situazioni di emergenza o per pazienti con fenotipi particolari.
Risultati
Da maggio 2023 a maggio 2025, sono stati tipizzati circa 2000 donatori di gruppo A o 0 nelle sedi di Campobasso, Isernia e Termoli. Sono stati identificati una vasta gamma di antigeni eritrocitari, oltre ai gruppi sanguigni ABO e Rh, comprendendo antigeni meno comuni ma clinicamente rilevanti, come quelli dei sistemi Kell, Duffy, Kidd, MNS e Cw. Tra i donatori, sono stati individuati alcuni fenotipi rari: in particolare, 11 donatori presentavano l’antigene Cw+ e 7 k-, inoltre 1 solo donatore mostrava una totale assenza dell’antigene Duffy. Durante questo periodo, è stato possibile anche studiare su alcuni pazienti quadri di immunizzazione complessa e pubblicare i risultati in articoli scientifici, partecipando a diversi convegni di medicina trasfusionale.
ARTICOLI SCIENTIFICI:
- Tipizzazione eritrocitaria estesa ai fini della creazione di una banca di emocomponenti di gruppi rari nella Regione Molise (Blood Transfusion 22, supplement 1 – May 2024 – Abstract Book. 45° Congresso Nazionale di studi di Medicina Trasfusionale)
- Confronto tra differenti metodiche per lo screening anticorpale e l’identificazione di anticorpi irregolari in pazienti mielodisplastici (Blood Transfusion 22, supplement No.1 – May 2024 – Abstract Book. 45° Congresso Nazionale di studi di Medicina Trasfusionale)
- Tipizzazione eritrocitaria estesa nei donatori di sangue della ASREM Regione Molise (fase sperimentale)
- Alloimmunizzazione nei pazienti e donatori che afferiscono al Centro Trasfusionale dell’Ospedale Cardarelli di Campobasso
- Risoluzione discrepanza AB0: una variante di gruppo A
Conclusioni
Il progetto di tipizzazione eritrocitaria estesa e creazione di una banca di emocomponenti di gruppi rari nella Regione Molise ha rappresentato un significativo avanzamento nella gestione delle trasfusioni e nella sicurezza dei pazienti. La possibilità di disporre di una banca di sangue con fenotipi rari e la creazione di un inventario sempre aggiornato ha reso più efficiente la gestione delle emergenze e migliorato la compatibilità tra donatori e riceventi, rispondendo prontamente alle necessità dei pazienti. Inoltre, la collaborazione con l’AIL ha consolidato il legame tra ricerca, medicina trasfusionale e assistenza sanitaria, creando sinergie utili a livello regionale e nazionale. La partecipazione a convegni scientifici e la pubblicazione di dati hanno permesso di condividere i risultati ottenuti con la comunità scientifica, contribuendo all’avanzamento delle conoscenze nel campo della medicina trasfusionale e alla promozione delle buone pratiche. In conclusione, questo progetto ha posto le basi per un modello replicabile di tipizzazione estesa e gestione delle risorse trasfusionali che potrà migliorare ulteriormente la qualità dell’assistenza per i pazienti della Regione Molise e di altre aree, promuovendo la sicurezza, l’efficacia e l’efficienza delle trasfusioni.
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TITOLO DEL PROGETTO: “DALLA CURA AL PRENDERSI CURA”
PREMESSA: Una diagnosi di malattia onco-ematologica può presentarsi in qualunque fase del ciclo di vita di una persona e irrompe nel progetto esistenziale cambiandone, almeno temporaneamente, la traiettoria. Affrontare un tumore del sangue costituisce, a qualunque età, un evento traumatico, soprattutto per l’impatto a 360º gradi sulle aree personali, sociali e professionali di un individuo.
L’accettazione della diagnosi, di una vita diversa e difficile, costituisce un travaglio psicologico che non si risolve in tempi rapidi, ma evolve in un processo caratterizzato da un susseguirsi di fasi non sempre facili da gestire, sia per il paziente che per chi se ne prende cura.
Il sostegno erogato da psicologi professionisti diventa dunque fondamentale per affrontare nella maniera giusta la malattia. AIL (Associazione Italiana contro Leucemie Linfomi e Mieloma) è da sempre al fianco del paziente e della sua famiglia poiché quella di natura onco-ematologica è una malattia familiare. In diversi ospedali AIL garantisce un Servizio di Supporto Psicologico che offre ascolto e supporto per una migliore gestione del percorso attraverso la malattia anche quando il paziente per nascondere le proprie debolezze e paure e non creare allarmismo nei propri cari non ammette di aver bisogno di un aiuto. Negli ambulatori dei Servizi Trasfusionali di Campobasso, Termoli ed Isernia ogni giorno vengono accolti e presi in carico per le terapie trasfusionali molti pazienti affetti da malattie emato-oncologiche e
spesso è possibile leggere nei loro occhi una richiesta di aiuto che va molto oltre l’assistenza sanitaria.
Per queste motivazioni si propone il Progetto “Malattie Emato-0ncologiche e Fragilità Familiare” da svolgere pressi i Servizi Trasfusionali di Termoli ed Isernia.
OBIETTIVO GENERALE: il Progetto, in un’ottica relazionale-familiare, vuole promuovere il benessere individuale e familiare attraverso la valorizzazione del capitale sociale della famiglia ed il rinforzo della rete di relazioni in cui il paziente emato-oncologico è implicato, supportando soprattutto quei contesti già molto deboli per difficoltà pregresse (povertà, conflitti, alcolismo, disabilità etc)
OBIETTIVI SPECIFICI:
- Informare i pazienti sui possibili effetti della malattia
- Accogliere e sostenere le “fragilità” familiari”, esacerbate da difficoltà emotive, lavorative ed economiche
- Ridurre il disagio relazionale del paziente e dei suoi familiari favorendo le interazioni e la comunicazione interpersonale
- Comprendere e supportare i bisogni, i dubbi, le paure dei malati che si trovano ad affrontare cambiamenti e situazioni ansiogene
- Ridurre i rischi psico-sociali
- Sostenere la gestione di modifiche di obiettivi familiari, di tempi, di energie ed attività da dedicare ad altri membri della famiglia
DESCRIZIONE DEL PROGETTO
La dott.ssa Isabella de Michele presso il Servizio Trasfusionale di Termoli e la dott.ssa Carmelina Crisci presso il Servizio Trasfusionale di Isernia, si impegneranno ad accogliere e sostenere i pazienti ed i loro familiari, afferenti all’ ambulatorio collaborando con il personale infermieristico e fornendo un supporto psicologico nel percorso delle terapie di supporto ( visite di controllo, terapia trasfusionale, infusione immunoglobuline e fattori della coagulazione etc).
Le fasi particolarmente critiche dal punto di vista psicologico risultano essere le seguenti:
- fase diagnostica: comunicazione della diagnosi, condivisione del piano terapeutico e processo di decision-inaking,’
- fase terapeutica: adattamento alle opzioni terapeutiche e agli effetti collaterali e relativo impatto sul benessere psicologico e sulla qualità di vita;
- fase di post-trattamento: gestione della “fear ofrecm rence” (paura della recidiva) e delle conseguenze fisiche e psichiche della malattia e dei trattamenti;
- fase di survivorsliip: recupero della traiettoria di vita, riabilitazione psico-sociale e lavorativa;
- fase di recidiva: gestione del distress emotivo correlato alla progressione della malattia;
- fase avanzata e/o terminale: gestione del distress emotivo correlato alle tematiche esistenziali (angoscia di morte).
Le specifiche finalità dell’intervento psicologico prevedono di:
Sottoporre tutti i pazienti a screening ad intervalli regolari, in particolare in momenti in cui il rischio di sviluppare il distress è più alto (es. diagnosi, transizione ad un altro trattamento, completamento del trattamento, modifica dello stato di malattia);
Rilevare la presenza di fattori di rischio, su cui agire preventivamente arginando gli effetti psicopatologici conseguenti il disagio emozionale;
Riconoscere i bisogni sociali del paziente, dei familiari e dei caregiver, in fase iniziale, a intervalli appropriati e quando si modificano le condizioni cliniche, coinvolgendo i servizi sociali e la rete delle associazioni di volontariato del territorio;
Offrire adeguati interventi terapeutici (counseling, sostegno psicologico, psicoterapia; tecniche a mediazione corporea, mindfullness e altre terapie complementari).
QUALIFICAZIONE RESPONSABILI DEL PROGETTO:
UOS Trasfusionale di Termoli: dott.ssa Isabella de Michele, Psicologa, Consulente Specializzata in Terapia Familiare e di coppia, perfezionata in Psicologia giuridica;
UOS Trasfusionale di Isernia: dott.ssa in Scienze e Tecniche Psicologiche Carmelina Crisci con Qualifica Operatore Socio-Educativo
RISULTATI ATTESI:
- Miglioramento dello stato di benessere psicologico dei pazienti emato-oncologici che afferiscon all’ambulatorio dei Servizi Trasfusionali Regionali, misurabile attraverso questionai scientificamente validati.
- Miglioramento dello stato di benessere psicologico dei familiari dei pazienti emato-oncologic misurabile attraverso questionari scientificamente validati
- Miglioramento dello stato di benessere del personale sanitario dei Servizi Trasfusionali, misurabil attraverso questionai i scientifici validati
DURATA DEL PROGETTO ED IMPEGNO ECONOMICO:
Il Progetto avrà durata triennale e il sostegno economico necessario al suo svolgimento sarà sostenuto interamente da AIL Campobasso Isernia.